Una nuova sfida per il Villaggio

La recente assemblea dei soci de Il Villaggio di sabato 15 novembre ha discusso, tra le altre cose, del possibile intervento di solidarietà con i carcerati proposto da Carlo.

La riunione si svolgeva dopo che un gruppo del direttivo dell’Associazione ha incontrato dapprima il cappellano del carcere di BuonCammino (Padre Massimiliano) e, successivamente, Don Ettore Cannavera che oltre ad essere cappellano del carcere minorile di Quartucciu, è responsabile della Comunità La Collina di Serdiana che opera per il reinserimento di ragazzi che devono scontare pena di detenzione  affidati tramite il Tribunale. Va detto che tutti i presenti si sono detti favorevoli a che Il Villaggio inizi ad occuparsi dei carcerati, anche perché in questo modo potremmo affiancare ad un impegno verso persone distanti da noi, qualcosa che incide sulla nostra realtà locale.

All’assemblea abbiamo raccontato di questi due incontri che hanno mostrato due approcci un po’ differenti di intervento. Il primo, a BuonCammino, è più orientato all’assistenza spicciola e cerca di rispondere a prime necessità, principalmente materiali. Il secondo, a Serdiana, è centrato sulla “rieducazione” attraverso lo strumento del lavoro e i rapporti familiari (comunitari).

Non si può escludere del tutto un intervento più “strutturale” a BuonCammino. Tra l’altro proprio in questi giorni il carcere viene trasferito ad Uta con locali senza dubbio più accoglienti e più ampi e con annesso un terreno agricolo in teoria utilizzabile anche per attività lavorative e formative.

Il dibattito dell’assemblea è sfociato sul tema che ci accompagna da inizio della nostra Associazione: come fare perché la nostra solidarietà non sia né inefficace, per quanto parzialmente, dal punto di vista risolutivo delle cause che provocano l’esigenza del nostro intervento, né sostitutivo di ciò che deve essere fatto dallo Stato. Insomma il punto è sempre capire la differenza tra assistenza ed assistenzialismo per sfuggire al rischio che ciò che facciamo non solo non contribuisce a risolvere, per quanto in piccola parte, i problemi, ma addirittura “narcotizza” le persone svantaggiate anziché fare il casino necessario a modificare la realtà di ingiustizia ed oppressione.

A prima vista è più facile ottenere  alla Comunità La Collina risultati coerenti con il nostro spirito iniziale di Associazione Il Villaggio: qui Ettore ci ha detto “i soldi sono l’ultima cosa che serve; piuttosto il vostro ruolo di volontari potrebbe accompagnare i ragazzi a conoscere meglio il mondo esterno alla Comunità, e, perché no, aiutarli nel reinserimento stabile nel mondo del  lavoro, una volta concluso il percorso nella Comunità”.

Nel carcere degli adulti la prima cosa utile è quella di contribuire ad alleviare lo stato di disagio ed abbandono di molti carcerati cui mancano beni “essenziali” quotidiani; tuttavia, anche padre Massimiliano nell’incontro tenuto, ci aveva detto che avremmo potuto fare qualcosa di più.

Forse anche ricordando queste parole Rita ha proposto di fare un concorso di scrittura o di pittura con premi che permettano comunque di far arrivare risorse ai carcerati, ma stimolandoli a fare qualcosa che li rimette in relazione col mondo esterno, ad essere in qualche modo positivi e creativi. In ogni caso un intervento (al carcere degli adulti) non esclude l’altro.

Elisabetta Angius, che è stata ospite in un periodo recente a Serdiana, ci ha ricordato che quello che per noi può essere un paradiso (definizione di Mondo) in realtà per i ragazzi è il carcere, cioè il luogo delle regole, dove loro sono detenuti. Per noi quel luogo assume un’altra veste, ma non va mai dimenticato che chi ci vive per scontare la detenzione è in una differente posizione ed i contrasti con Ettore o con gli operatori, non sono infrequenti. Non a caso Ettore ritiene utile il nostro possibile intervento di “amici” (meglio se coetanei) dei ragazzi senza sostituirsi agli operatori che sono pagati per il loro lavoro.

Donatella ci ha raccontato, molto prezioso il suo contributo, la sua duplice esperienza: sia per due anni presso il carcere degli adulti; sia per maggiore tempo ed ancora attualmente, presso la Comunità La Collina ed  il carcere minorile. Anche quello che ci ha raccontato lei ci ha incoraggiato a pensare che si può fare qualcosa nel campo della solidarietà ai carcerati cercando di non cadere nel mero assistenzialismo. Ci sono stati divers interventi tra chi apprezza l’idea di svolgere un intervento di “primo soccorso” e chi lo considera un palliativo.

Alla fine la sintesi l’abbiamo trovata in questo percorso:

1) Destinare 3.000 euro per la cassa del carcere adulti a favore dei carcerati in difficoltà economica

2) Destinare ulteriori 3.000 euro per iniziative tipo concorso di scrittura o altro che vedano protagonisti i carcerati adulti che vorranno parteciparvi

3) Valutare, una volta definito l’assestamento a Uta, quali possibili interventi in campo agricolo lavorativo o anche semplicemente formativo

4) Non escludere a priori un intervento anche a La Collina con le persone tra di noi che vorranno intervenirvi e qui lo verificheremo a partire dai più giovani della nostra Associazione, ma non solo loro

5) Prevedere un dibattito pubblico per sensibilizzare alle problematiche dei carcerati; magari in occasione della pubblicizzazione dei racconti del concorso di cui al punto 2 precedente.

Insomma apriamo un nuovo capitolo della nostra Associazione, a sei anni di distanza dalla sua fondazione e ci riuniremo in assemblea tra fine gennaio ed inizio febbraio per discutere il tipo di iniziative che vogliamomettere in atto in questo settore, oltre che per approvare il bilancio 2014 e per il rinnovo degli organi sociali.

Vi saluto.

Il Presidente

Ignazio Cirronis