Un trattore per l’orfanotrofio di Mahango

Cari soci de “Il Villaggio ODV”, col vostro aiuto e con quello dei molti amici dell’associazione, siamo riusciti a devolvere 6.482 euro per l’acquisto di un trattorino destinato all’orfanotrofio di Mahango.

Ecco le parole di Giada Melis, nostra referente in Tanzania:

Carissimi amici e soci dell’associazione “Il Villaggio ODV”, vi ringrazio per aver sostenuto l’acquisto di un trattorino per i bambini e ragazzi orfani di Mahango, Igurusi, Mbeya. Si tratta di uno strumento per migliorare la capacità di reddito, implementando la produttività dei terreni di loro proprietà.

In questo modo grazie alla capacità ed impegno di tutti i ragazzi di Mahango, guidati dalle suore e dai loro educatori, i raccolti saranno abbondanti!
Cari saluti a tutti voi ed alle vostre famiglie.
Giada accompagna le sue parole di gratitudine con alcune foto e filmati da cui si percepisce la gioia dei ragazzi e bambini del luogo, gioia contagiosa  che ci apre il cuore e ci rende orgogliosi di aver contribuito tutti insieme a provocare.
Grazie ancora a tutti voi!!!
Un abbraccio
Maria Rosa Scalas

Ottimi risultati della raccolta per la Tanzania

Carissimi Soci de “IL Villaggio ODV”,

quest’anno i miei auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo sono particolarmente gioiosi e pieni di gratitudine. Col vostro aiuto tramite le donazioni, l’acquisto del miele di Mondo e Rita e la partecipazione al Mercatino Solidale del 8 dicembre, siamo riusciti a raccogliere la cifra, di 6000 euro circa,  necessaria per poter permettere a Giada Melis, nostra referente in Tanzania, di acquistare un trattorino , un aratro a dischi, un aratro per stampi, un rastrello e un carrello. Al momento del ritiro verrà inoltre fatta una breve formazione sull’utilizzo degli attrezzi.
Ricordo che i beneficiari sono una ventina di bambini e ragazzi orfani dell’età dai sei ai diciotto anni ospiti della casa famiglia di Mahango  in una zona poverissima della Tanzania.
I ragazzi più grandi potranno così avere gli strumenti per migliorare il lavoro dei campi e di conseguenza il reddito degli ospiti della casa famiglia.
Dal 2019 tutti insieme abbiamo già contributo all’acquisto di una rete di recinzione , di una macchina per macinare il riso e i cereali e alla costruzione di un pozzo , della sonda ecografica per visite ginecologiche e dello stabilizzatore di corrente a batterie per l’ecografo.
Anche il nostro progetto di sostegno agli studi dei ragazzi e ragazze del nord del Camerun è andato alla grande e non possiamo che essere soddisfatti.
Non dimentichiamo inoltre il sostegno dato al Centro Down per il progetto volto a rendere sempre più autonomi i bambini e i ragazzi, progetto sostenuto in particolare dalla nostra socia Maria Teresa Casu con la vendita del libro di cui è autrice “Mi chiamo Marisa e dammi del tu”.
Insomma un grazie grande grande a tutti carissimi soci che ci sostenete e ci date la forza di continuare a fare “grandi piccole cose” col cuore. Insieme si può!!!
Buon Natale solidale e Buon anno Nuovo nella speranza che sia di pace.
La presidente a nome di tutto il direttivo
Maria Rosa Scalas

Mercatino di Natale

Questo Natale fai la cosa giusta e scegli uno dei doni solidali il cui ricavato finanzia i progetti di solidarietà della nostra Associazione. Ti aspettiamo il giorno 8 dicembre, dalle 9.30 alle 13 e dalle 16 alle 19.30 nei locali di via Isonzo 26 a Cagliari .

Avrai ampie possibilità di scelta ! Ti aspettiamo

Scarica la locandina da qui e diffondila il più possibile !

 

La testimonianza di due sardi a Mbeya

Vi saluto dalla città di Mbeya, in Tanzania, e vi ringrazio per la vostra attenzione in questo mese di ottobre, tradizionalmente dedicato dalla Chiesa alla Missione.

Questo anno è stato un mese ancora più intenso perché è stato celebrato il Sinodo dei Vescovi e sono state indette le giornate di preghiera universale per la Pace nel mondo, drammaticamente minacciata nel tempo attuale.

Come missionaria, partecipo con gioia del cammino ecclesiale della nostra Arcidiocesi di Cagliari. Ho potuto seguire i video, quasi in diretta, dell’evento dell’inizio dell’anno pastorale diocesano presieduto dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi nel Santuario di Bonaria e della Veglia Missionaria diocesana. Allo stesso modo, come missionaria, partecipo del cammino ecclesiale dell’Arcidiocesi di Mbeya, dove è stato inaugurato, in una celebrazione presieduta dall’Arcivescovo Mons Gervas Nyaisonga, l’ anno pastorale giubilare dei 125 anni dalla sua fondazione, grazie all’evangelizzazione dei Padri Missionari d’Africa (detti anche “Padri Bianchi”).

Per quanto riguarda le attività della missione di Mbeya, in questo mese ho viaggiato più volte a Mkwajuni, dove è l’ospedale diocesano e distrettuale di Mwambani, per il progetto “Upendo wa Mama” (“Amore di mamma”), che come ricorderete ha alla base l’amicizia tra dottori italiani e tanzaniani e consiste nel sostegno al reparto della maternità per contrastare la mortalità prenatale e materna.

Ogni viaggio è un po’ un’avventura! La macchina fuoristrada che utilizzo è stata immatricolata circa trenta anni fa e grazie a recenti lavori al radiatore ora mi permette di fare viaggi più lunghi. Però le strade spesso non sono asfaltate e hanno molte buche, per cui in un viaggio verso Mkwajuni (circa 150 km) si è bucata la ruota sia all’andata che al ritorno! I vigili, nei frequenti posti di blocco, si stupiscono di una persona bianca che parla lo swahili e dopo aver chiesto i motivi del viaggio lasciano passare. Sulla strada si trovano delle persone che vendono a buon prezzo dei prodotti locali, come patate, verdura, frutta e carbone. E qualche volta compro qualcosa, perché ho imparato che è buona abitudine quando si viaggia e si viene ospitati da qualcuno portare qualche cibo da condividere.

Nel messaggio per la giornata missionaria mondiale di quest’anno papa Francesco ci invita, come i discepoli di Emmaus, davanti all’iniquità, a non perdere la speranza: “(…) tutti possono contribuire al movimento missionario: con la preghiera e l’azione, con offerte di denaro e di sofferenza, con la propria testimonianza”.

Per questo motivo nella newsletter di questo mese vorrei riportare l’esperienza di due amici e volontari che hanno visitato la missione di Mbeya. Credo infatti che sia importante il coinvolgimento di altre persone e dell’intera comunità: come missionari non siamo mai persone “solitarie”, anche se a volte, nel territorio in cui viviamo, gli unici “bianchi”!

La prima testimonianza è di Giuseppe Pisano, che ho già nominato nelle newsletter precedenti come primo volontario venuto a Mbeya, la seconda è di Fulvia Tiddia, membro della Comunità di S. Rocco di Cagliari.

Vi saluto e vi ringrazio per la vostra amicizia.

Giada Melis

Testimonianza di Giuseppe Pisano

 La mia esperienza di medico volontario è nata per caso; precisamente dalla lettura di una newsletter scritta da Giada Melis, missionaria laica della Diocesi di Cagliari che svolge la sua opera nella diocesi di Mbeya, in Tanzania. Nella lettera (ottobre ’22) era rivolto un invito a medici ed infermieri perché offrissero qualche settimana del loro tempo e della loro esperienza come servizio a persone più svantaggiate. Non so bene perché, ma mi sono sentito coinvolto da questa richiesta e, dopo averne parlato con Paola, mia moglie, ho deciso di contattare direttamente Giada. Per inciso (ma non poi tanto) devo dire che Paola ha acconsentito a che il proprio coniuge potesse intraprendere questa nuova attività e stare lontano per un periodo relativamente lungo (5 settimane). Biglietti, vaccinazioni, documenti e infine partenza per la Tanzania il 22 gennaio 2023.

Confesso che non sapevo esattamente quello che avrei fatto o dovuto fare nell’Ospedale di Mwambani; sapevo che sarebbe stata necessaria la presenza di un ginecologo/a tenuto conto dell’alta incidenza di patologia ostetrica. La mia specialità è la chirurgia generale, anche se avevo una qualche esperienza di ginecologia e ostetricia, grazie ad interventi d’urgenza e a ripetute consulenze effettuate nel vicino reparto di ginecologia presso il San Giovanni di Dio e il Policlinico.

Nelle settimane precedenti la partenza, mi sono rimesso quindi a studiare i testi di ostetricia e ginecologia e ho preparato diverse presentazioni con diapositive sul parto, sulle complicanze della gravidanza e su diversi argomenti di chirurgia generale; questi ultimi già oggetto di lezioni nel corso del mio precedente lavoro di medico universitario. Il principio che: “chi sa fa e chi non sa insegna” è risultato valido anche in questa occasione. Non ho detto che al momento della partenza per la Tanzania ero in pensione da oltre 3 anni e che avevo 73 anni (l’aspettativa di vita per gli uomini in Tanzania è di circa 63 anni). Questo dato e diversi altri elementi, contribuivano a creare in me un sottofondo di insicurezza in merito alla validità della mia prossima esperienza: ero consapevole che la mia resistenza fisica non era quella di una volta; avevo ed ho una ipoacusia; non esercitavo l’inglese come un tempo; non conoscevo lo Swahili (la lingua parlata in Tanzania) e ormai da oltre 3 anni avevo interrotto l’attività in sala operatoria. Insomma, in coscienza dovevo dire a me stesso che la mia disponibilità non era quella di un medico al meglio delle sue prestazioni: questo era comunque quello che potevo offrire ed ero certo che Qualcun Altro avrebbe compensato i miei limiti.

22 gennaio 2023, partenza da Cagliari per Roma; da Roma scalo ad Addis Abeba, da lì a Dar Es Salaam e ulteriore volo fino a Mbeya dove sono stato accolto da Giada ed ospitato presso Il Centro Giuseppe Allamano. Ho trascorso alcuni giorni di ambientamento a Mbeya dove ho anche avuto occasione di conoscere il vescovo SE Gervas Nyasonga, e in particolare ho trascorso diverse ore con i bambini ospitati

nel Centro, giocando con loro e cantando alcune canzoni italiane tradotte opportunamente in Swahili da Giada. Insieme a lei siamo quindi partiti per Mwambani che dista circa 2 ore e mezzo di strada.

Sono rimasto a Mwambani per 3 settimane. La prima settimana Giada mi ha fatto compagnia e mi ha aiutato ad ambientarmi in un mondo decisamente nuovo per me: la sua conoscenza della lingua, delle persone dell’ospedale, lo scambio di opinioni e la caffettiera Moka che aveva portato con sé (e che mi avrebbe lasciato nelle settimane successive) sono state di grande aiuto. A questo si aggiunge il prestito del suo router che mi ha consentito di restare in contatto con Paola con sms o videochiamate quasi ogni giorno.

Nell’ospedale di Mwambani ho lavorato in sala operatoria, in corsia, in ambulatorio e ho tenuto diversi incontri didattici per medici e studenti con le presentazioni che avevo preparato a suo tempo. L’attività clinica non è stata facile. Ho operato in prima persona un paziente affetto da peritonite acuta in un contesto risultato molto impegnativo, abituato com’ero alla disponibilità di strumenti e materiale che in quella sede mancavano e soprattutto ad un metodo di lavoro non ripetibile. Ho continuato l’attività in sala come aiuto, ma ho preferito rinunciare ad interventi come primo operatore. Ero disponibile anche ad insegnare loro alcune tecniche chirurgiche ma mi sono reso conto di una certa difficoltà di interazione, forse per una atavica diffidenza da parte loro nei confronti del mondo occidentale che io in qualche modo rappresentavo.

Per quanto riguarda l’attività in ambulatorio è importante premettere che ogni giorno arrivavano nell’ ospedale una media di 60-80 persone, affette da molteplici patologie che avrebbero richiesto tanti diversi specialisti. Le visite mediche erano effettuate spesso da giovani medici che dopo aver tradotto dallo swahili in inglese i sintomi riferiti, si rivolgevano a me con aria semi-inquisitiva come a dire: ebbene che diagnosi hai fatto? La situazione era resa ancora più complessa dal fatto che gli esami di laboratorio, radiologici ed ecografici che l’ospedale forniva, erano limitati e di scarsa qualità. Inoltre, dato importante, in Tanzania l’assistenza sanitaria non è gratuita: al costo della visita medica (circa 5 euro) spesso si aggiungeva quello degli esami di laboratorio e strumentali, quello dei farmaci, quello di ulteriori accertamenti diagnostici. I relativi importi vanno ovviamente rapportati al loro costo della vita: il valore dei 5 euro era per loro molto elevato in rapporto al tenore di vita.

Ho fatto del mio meglio in questa situazione obiettivamente difficile, accolto comunque con grande stima e simpatia dai medici dell’ospedale, dalle suore, da tutte le persone che ogni giorno incontravo e che mostravano la gioia di potermi salutare, parlare con me, farsi fotografare, soprattutto i tanti, tanti bambini…

Due belle esperienze nell’ultima settimana a Mbeya sono state l’incontro con don Carlo Rotondo sacerdote missionario in un’altra città della Tanzania e la visita all’ospedale della Consolata di Ikonda. Quest’ultimo è una struttura retta da sacerdoti italiani con un livello di assistenza clinica e attrezzature di buon livello e punto di riferimento per tanti pazienti e per molti medici locali interessati a migliorare le loro competenze.

Cosa mi porto dietro? L’accoglienza e la semplicità di un mondo che da noi non è facile trovare. La gioia di stare insieme, soprattutto nella Messa domenicale vissuta, cantata e “ballata” da tutta la comunità (compreso il sottoscritto). Se è spontaneo cercare di fare un bilancio, credo di aver dato qualcosa ma di aver ricevuto di più.

E’ finita del tutto questa esperienza? No, sono tuttora in contatto con Giada: con lei stiamo cercando di mantenere attive le relazioni con i medici dell’ospedale di Mwambani in accordo con un programma definito “amicizia tra dottori”, mediante incontri didattici online su diversi argomenti di medicina. Alcuni incontri sono già stati effettuati, altri sono in programma per i prossimi mesi insieme ad altri medici disponibili. Da cosa nasce cosa.

Beppi Pisano

Testimonianza di Fulvia Tuddia

  15 agosto- 5 settembre 2023 in Tanzania.

Alzo la testa al cielo e ringrazio, poi con un sottofondo musicale di ritmi e cori africani lascio che il linguaggio del mio cuore, della mia testa, del mio corpo si esprima in modo spontaneo e fluido, come il corso naturale dell’acqua…little Ruaha.

Siamo partiti in 8 dalla Sardegna, spinti dall’amicizia per un sacerdote a noi fratello, ora missionario in Tanzania e, portandoci dietro un carapace carico di una propria identità ben strutturata, ci siamo lanciati nella grande avventura che ci ha condotto a rincontrare don Carlo, a conoscere la missionaria Giada e a vivere l’Africa.

I lunghi viaggi aerei mi hanno fatto ancor più sentire la distanza e il distacco da una terra e cultura che è parte della mia zona confort, per atterrare in una terra straniera, la Tanzania, dove predominano i colori della sua bandiera: il blu del cielo e del mare, il verde della vegetazione, il nero della pelle, il giallo delle coltivazioni.

Da subito ho incontrato occhi accesi e sorrisi che mi hanno accolto tra parole incomprensibili in swahili e saluti calorosi.

Nei primi tre giorni sono stata catturata dalla vastità e potenza della natura del parco Mikumi dove il cielo è ovunque e la terra si distende gialla sino all’orizzonte, ogni tanto si erge un baobab o un’acacia o un’euphorbia o un albero coi sette nidi dell’uccello tessitore, mentre giraffe, zebre, impala, leonesse, facoceri, gnù, elefanti, ippopotami, coccodrilli, antilopi, bufali, solitamente si muovono in branco, liberi, nell’armonia del tutto.

Attorno ad un falò e sotto un cielo nero tappezzato di stelle abbiamo cantato e ascoltato canzoni della Tanzania che ripetevano ringraziamenti al Signore.

In fila per ore dietro decine di camion, affiancati da boschi di baobab, siamo entrati nella savana lungo una strada sterrata dove tutto attorno è color polvere, ci siamo addentrati nella estrema periferia del mondo, dove pare non sia possibile la vita eppure ogni tanto compare una casa di fango e qualcuno che cammina.

Giunti a Pawaga di Iringa ci ha accolto l’oro della Tanzania, i bambini, e con la loro curiosità e giocosità abbiamo atteso il nostro Amico Carlo e, quando è sopraggiunto, ci siamo fatti travolgere dalla reciproca affettività, anche lui è oro.

Otto giorni in una missione dentro il villaggio di Pawaga dove la povertà è evidente e la ricchezza pure, dove dietro a vestiti malconci ci sono cuori pulsanti, vivi e la fede si manifesta nei canti, nelle danze, negli abbracci, nei sorrisi.

La famiglia è la comunità, la messa è per la comunità, le parole spese sono in nome della comunità. L’alba incanta quanto il tramonto e quanto il cielo notturno trapunto di stelle.

Entriamo nelle case dove non c’è niente ma c’è tutto, c’è un caldo saluto, un immancabile sorriso, un importante dono per noi da raccogliere, da ascoltare, da guardare. Entriamo nelle scuole dove spesso mancano i tavoli e anche le sedie ma pullulano di bambini, centinaia in ogni classe. Partecipiamo alle messe dove il canto e le danze riempiono l’aria, dove la preghiera è una voce comunitaria ed il silenzio dell’ascolto appartiene a tutti.

Da Pawaga a Isele a Ndolela a Ikorongo, dove la missione ha realizzato delle opere e dove è possibile dare vita a nuove iniziative e valutare progetti, sempre nell’ascolto comunitario.

Non mi sento sola, anche se la notte è lunga e travagliata, sento che in quel pezzo di periferia del mondo è casa, sento di avere anche la pelle nera e di far parte della comunità perché i bambini mi accompagnano.

Il nuovo incontro con la missionaria Giada è iniziato col reciproco ascolto, importante per conoscerci e, col sorriso e col grande desiderio di conoscere un’altra parte di Tanzania, ho mantenuto forte l’entusiasmo di vivere ogni istante coi cinque sensi accesi.

La attenzione e cura di Giada mi ha accompagnato in una settimana ricca di incontri e di racconti, in giro per la città nella parte più autoctona e nei villaggi dove sono stati realizzati dei progetti sostenuti dalla missione o dove si prospettano nuovi progetti: da Mbeya a Mkwajuni a Mahango.

Anche lì a Mbeya la parte più preziosa sono stati i bambini e i ragazzi, quelli che vivono di fronte alla struttura dove dormivamo, quelli che mi restano scolpiti nel cuore i loro nomi, le loro risate, il loro ed il mio bisogno di amore che si sono incontrati. Allo zoo insieme è stato esilarante e così mangiare sullo stesso tavolo, abbracciandoci di tanto in tanto. Ancora oggi ed ogni giorno, scorrono davanti a me le immagini dei loro volti, così felice e grata per averli conosciuti.

Si sono proprio loro, i bambini e i ragazzi che riempiono la vita con la loro spontaneità, con la immediatezza nel raggiungere il cuore, nell’esprimere autenticità, nel danzare e cantare la vita, sono loro l’essenza della vita o forse l’essenziale, quello che basta per vivere col gran senso del vivere: fidarsi gli uni con gli altri, volersi bene. E sento forte che in loro abita il Signore.

Fulvia Tiddia

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L’incubatrice all’ospedale di Mwambani in Tanzania

Vi saluto dalla missione di Mbeya, in Tanzania. Che la nostra amicizia, come dice il titolo di questa newsletter, possa sempre “correre”!

È iniziata la stagione secca, caratterizzata dalla raccolta del mais. I bambini che frequentano la scuola hanno trascorso alcune settimane di vacanza, mentre riprenderanno le lezioni regolarmente nella prima settimana di luglio.

I bambini orfani e disabili del Centro J. Allamano stanno bene.   Sto riuscendo poco per volta a diversificare le attività formative pomeridiane attraverso dei laboratori artistici e artigianali. I bambini sono sempre entusiasti di svolgere nuove attività e di condividere alcuni momenti di gioco con i loro coetanei in giardino.

Per quanto riguarda il sostegno all’ospedale di Mwambani, alla fine del mese di marzo ho portato il dono dell’incubatrice, acquistata a Dar es Salaam con le offerte raccolte nella giornata missionaria diocesana dell’anno scorso e da tanti amici. Il progetto prevedeva anche la costruzione di un sistema energetico con pannelli solari in modo che il macchinario fosse da subito funzionante ed avesse un basso costo economico nell’ utilizzo.

Grazie all’amicizia ed alla collaborazione con i missionari della Consolata, un gruppo di tre persone del personale sanitario locale era andato precedentemente a svolgere un breve corso di formazione sull’utilizzo dell’incubatrice nell’ospedale di Ikonda, nella Diocesi di Njombe.

L’incubatrice è stata messa in funzione in un clima di festa generato dalla gioia delle mamme e del personale sanitario dell’ospedale. È sembrato però troppo poco che un macchinario così utile potesse essere utilizzato per una sola persona, così già nel momento dell’inaugurazione hanno voluto usarlo per due bambini prematuri.

È stato commovente vedere una nuova scintilla di speranza negli occhi di una madre, la cui bambina Elisabeth, di appena un chilogrammo di peso, nata alcune settimane prima prematura, aveva una evidente insufficienza respiratoria.

Nel primo report mensile di aprile, Elisabeth è risultata finalmente dimessa con due chilogrammi di peso!…Insieme ad altri cinque bambini, per la gioia delle loro mamme e di tutta la comunità.

Attraverso il monitoraggio del report mensile, si apre la possibilità di un confronto medico sulle complicanze prenatali con alcuni dottori di Cagliari, tra cui Giuseppe Pisano e Maria Grazia Siragusa, che coinvolgeranno altri colleghi. Attualmente nel report annuale dell’ospedale di Mwambani risulta che ogni anno il numero dei bambini nati prematuri o con complicanze sanitarie, deceduti nelle prime 24 ore dopo il parto è di circa 20. Il nostro auspicio è che possa ridursi, fino all’annullamento!

Ringrazio per l’attenzione che avete per la missione di Mbeya, dimostrata in tanti modi anche in questo tempo di conclusione dell’anno pastorale e scolastico. I miei migliori auguri di buona estate!

Giada Melis

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Il periodo della Quaresima a Mbeya

Vi raggiungo nella settimana dell’ottava di Pasqua per comunicarvi qualche notizia dalla missione di Mbeya in questo tempo delle festività pasquali.

Quest’anno ho notato un aspetto peculiare del periodo della Quaresima in missione, legato anche al fatto che nelle comunità cristiane sono presenti numerosi gruppi di preghiera, piccole comunità, chiamate in swahili “jumuiya”. Le pratiche della preghiera, del digiuno e dell’elemosina personali sono vissuti dunque anche in modo comunitario, tenendo strettamente collegati il senso del digiuno e dell’elemosina. Il Centro Allamano, essendo in città, ha ricevuto decine di visite: solo in una mattina, un sabato della quarta settimana di quaresima, sei gruppi! Ogni gruppo ha portato dei doni acquistati con i soldi risparmiati dal digiuno: zucchero, farina, sapone, frutta, legumi ed altro.

Solitamente quando i gruppi hanno organizzato l’attività hanno tenuto presente che nel centro ecclesiale Allamano ci sono due realtà: la casa dei bambini e ragazzi orfani e disabili e quella dei bambini e ragazzi accolti dalla strada, per cui hanno visitato entrambi i centri. E quest’anno i doni sono stati così numerosi che una parte sarà condivisa con un altro orfanotrofio a circa un’ora di distanza dalla città!

I gruppi erano molto eterogenei: a volte costituiti da dieci, venti, cinquanta persone. Ancora mi chiedo, pur avendolo visto con i miei occhi, come siano riusciti ad entrare tutti nella sala diurna della casa, equiparabile ad un salotto di una casa domestica! Sono venuti a fare visita gruppi di bambini di scuole elementari gestite da parrocchie vicine, gruppi di giovani carismatici, associazioni di donne cattoliche, gruppi di donne e uomini facenti parte di piccole comunità parrocchiali. Ci sono stati anche gruppi di chiese cristiane Pentecostali venuti dall’altra parte della città: un “ecumenismo” di fatto!

La Settimana Santa nell’Arcidiocesi di Mbeya è iniziata nel lutto. Un sacerdote diocesano di nome P. Alfred Simkonda è morto in un incidente stradale il giovedì precedente, tornando dalla Messa Crismale, che qui si celebra una settimana prima, per il fatto che l’Arcidiocesi è molto estesa e le parrocchie limitrofi distano anche tre, quattro ore o più di macchina dalla Cattedrale. P Alfred era tornato nel Novembre scorso dall’Italia dopo aver conseguito il dottorato in bioetica a Roma ed aver prestato servizio pastorale nella Diocesi di Agrigento. Avrebbe compiuto quest’anno cinquanta anni. Nei funerali i familiari, il clero ed i fedeli di Mbeya hanno condiviso i sentimenti di cordoglio, tristezza e senso del mistero della morte, che arriva improvvisa, cambiando i programmi.

Dal lutto alla festa della Resurrezione, dal dolore alla gioia: questo il nostro cammino come fedeli durante la Settimana Santa!

Abbiamo celebrato la Messa del mattino di Pasqua con la gioia di tutti i bambini e ragazzi. La celebrazione della messa di Pasqua è stata una esplosione di canti e di danze, visto che in quaresima le celebrazioni sono state più sobrie.

Il piatto tipico della festa in Tanzania è il “Pilau”, si tratta di riso cucinato con una spezia di nome pilau, accompagnato da carne di manzo o pollo e verdure. Su “ordinazione” dei bambini e ragazzi ho cucinato la pizza e la torta al cioccolato: dei gusti “italiani” da loro particolarmente graditi!

Nel lunedì di Pasqua ho partecipato nella cappella di S. Bernardo alla celebrazione di 27 battesimi (che vedete nella foto); mentre contemporaneamente ne venivano celebrati una trentina anche nella Parrocchia di S. Chiara d’Assisi. È evidente anche da questi dati il grande tasso di natalità presente nel quartiere di Ituha e nella parrocchia di Shewa, dove può capitare che il battesimo sia ricevuto da due fratelli aventi soli due anni di differenza.

Grazie per la vostra attenzione alla Missione. Vi saluto con amicizia!

Giada Melis

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L’arrivo del primo volontario a Mbeya in Tanzania

Vi saluto dalla missione di Mbeya, caratterizzata in questo mese dal tempo delle piogge, che cadono con abbondanza di notte e di giorno. Gli abitanti di questa grande città, nella maggioranza dei casi coltivano la terra negli orti vicini alle proprie abitazioni e nei campi. Le piante che crescono, in particolare quelle di Mais, uno degli alimenti base dell’alimentazione, modificano velocemente il panorama. Ad esempio nel quartiere di Ituha, nella parrocchia di Shewa, dove vivo, le piante di mais sono alte, anche due metri e più, e si intravvedono le pannocchie che stanno maturando.

I bambini del centro Allamano stanno bene. Alcuni di loro frequentano la scuola, il nuovo anno scolastico è iniziato lo scorso mese. Solo uno di loro frequenta la classe coerente con la sua età, mentre altri due, a causa della disabilità, frequentano sempre la prima classe. La socializzazione e l’amicizia tra compagni è evidente dalla solidarietà, ad esempio se un bambino manca per qualche giorno, i suoi compagni, probabilmente sollecitati dalla maestra, gli portano gli appunti ed i compiti.

L’arrivo del primo volontario nella missione di Mbeya è stato l’evento principale di questo mese ed una “benedizione di Dio”, “baraka ya Mungu”, come dicono qui!

Si tratta del primo dottore volontario dopo l’appello che avevo lanciato nella newsletter dell’ottobre 2022, sulla necessità di collaborare per migliorare la situazione sanitaria. Un appello ricevuto a mia volta dall’Arcivescovo di Mbeya, Mons. Gervas Nyaisonga, che mi ha fatto conoscere l’ospedale diocesano di Mwambani, ed ha desiderato si stringano rapporti di “amicizia tra dottori” tanzaniani ed italiani. Un desiderio accolto e condiviso dall’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi.

Dottor Giuseppe Pisano, medico chirurgo in pensione ed ex insegnante di chirurgia nell’università di Cagliari, ha risposto all’appello, ricevuto grazie alla rete dei PostEvo, cioè dei gruppi legati all’esperienza degli esercizi spirituali nel tempo ordinario, facenti riferimento alla Comunità dei Gesuiti a Cagliari.

La sua presenza è stata attesa e valorizzata nel villaggio e nell’ospedale di Mwambani: era stato infatti preparato un volantino da parte dell’amministrazione dell’ospedale che informava le persone che sarebbe arrivato un medico specialista dall’Italia.

Ho scelto di accompagnarlo nella prima settimana di servizio, per facilitare il suo inserimento. Ho toccato con mano la stima e la gratitudine che ha subito ricevuto. Così come la difficoltà iniziale legata ad un approccio medico-sanitario africano essenziale ed alla mancanza di strumenti per la diagnosi.

La sfida è stata affrontata nel migliore dei modi, grazie alla motivazione ed all’impegno che sono state le premesse del “viaggio missionario”; l’esperienza pluriennale nell’ambito sanitario; la collaborazione con il direttore sanitario dell’ospedale e con il personale locale; la comunicazione con altri medici specialisti italiani da remoto.

Già alla conclusione della prima settimana erano stati visitati, nell’ambulatorio, più di cinquanta pazienti: neonati e bambini, ragazzi e ragazze, donne e uomini, anziani. Mostravano e raccontavano dolori e sintomi molto differenti tra loro. Anche il lavoro in sala operatoria era variegato: parti cesarei, operazioni all’addome, operazioni ortopediche, emergenze.

Dato che i bisogni sanitari sono tanti, in termini di priorità e gradualità, abbiamo focalizzato l’attenzione sul reparto della maternità. Ogni giorno ci sono circa dieci parti naturali ed uno o due parti cesarei. Abbiamo saputo che nell’anno 2022 appena trascorso sono morte sei donne durante o subito dopo il parto. Il motivo principale è la lunga distanza che le donne partorienti hanno dovuto affrontare per raggiungere l’ospedale, con mezzi inadeguati come motorini o pullmini sovraffollati. Alla base c’è probabilmente anche un sistema di accompagnamento e monitoraggio del periodo della gravidanza poco preciso e condotto con mezzi appena sufficienti. Inoltre in un anno muoiono circa dodici bambini, nelle prime ore di vita, per complicanze dovute al parto.

Dottor Giuseppe Pisano ha preparato delle lezioni sul tema delle complicanze da parto, sia per il personale medico ed infermieristico, sia per gli infermieri che studiano nel college vicino all’ospedale, gestito dalle suore di Maria Regina degli Apostoli di Mbeya.

Nel proseguo della progettualità sanitaria nella missione di Mbeya stiamo dunque ipotizzando un supporto di tipo didattico da remoto e, come avevo già scritto, l’acquisto di una macchina incubatrice, dopo che risolveremo il problema energetico per la sua alimentazione, con un impianto solare.

Ringrazio ciascuno di voi per l’attenzione con la quale accompagnate la missione diocesana di Mbeya. La vostra amicizia, la vostra preghiera, il vostro sostegno la rendono anche la “vostra” missione!

E vi auguro una buona quaresima, cioè un buon cammino spirituale verso la Pasqua! Un caro saluto!

Giada Melis

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Progetto SINMAMA : nuove notizie dalla Tanzania

Vi invio un saluto e qualche notizia dalla missione di Mbeya, dove abito accanto ai bambini e ragazzi orfani disabili, accolti nel Centro Joseph Allamano. Il Centro è stato fatto costruire da Mons. Evaristo Chengula ed inaugurato dall’attuale Arcivescovo Mons. Gervas Nyaisonga nell’agosto del 2020.

Nel rapporto Unicef del 2020 sulla situazione dei bambini e giovani con disabilità in Tanzania si legge che essi sono circa seicentomila. La situazione dei bambini disabili è molto difficile, tanto più se sono orfani o sono stati abbandonati. In un Paese a basso – medio reddito come la Tanzania emerge la difficoltà di assicurare servizi sanitari adeguati. La triste realtà è che mentre un bambino sano può aiutare la famiglia, anche nel lavoro attuale e poi nel futuro, il bambino disabile non può farlo ed anzi diviene un peso per il genitore che deve lavorare. E poiché il lavoro occupa una grande parte della giornata, il bambino spesso viene lasciato a casa da solo, senza ricevere gli stimoli di cui avrebbe bisogno per crescere e migliorare la sua situazione. Le classi delle scuole primarie sono spesso sovraffollate ed inserire i bambini con disabilità diventa una sfida per l’unico maestro che ha la responsabilità dell’intera classe.

L’Arcidiocesi di Mbeya, attraverso la Caritas diocesana, con la collaborazione di altre Chiese cristiane, che hanno messo a disposizione i locali, l’ONG italiana “Comunità Solidali nel Mondo” ed altri enti di volontariato europeo, ha aperto quattro centri di riabilitazione su base comunitaria nella città di Mbeya. Il progetto dal titolo “Simama” significa nella lingua swahili “in piedi” ed esprime l’auspicio che i bambini ed adolescenti possano conquistare l’autonomia.

Nella casa Joseph Allamano vivono attualmente sette bambini e ragazzi, dai 4 ai 17 anni, le cui disabilità sono abbastanza gravi. Solo tre di loro sono stati inseriti a scuola, ma solo uno studia nel livello che è proprio per la sua età.

Nei primi giorni di conoscenza mi sembrava che alcuni bambini fossero immobili, impossibilitati a fare qualsiasi movimento. Invece nel passare dei giorni mi sono accorta che, stimolati, possono raggiungere degli obiettivi a loro misura. Ad esempio il più piccolo, pur non riuscendo a gattonare, rotola sul tappeto nel pavimento per raggiungere chi lo chiama.

Nella maggioranza dei casi i genitori sono morti. Alcuni membri della loro famiglia, ad esempio la nonna anziana, uno zio, una sorella vengono a trovarli durante le feste, a volte anche portandoli a casa per un breve periodo. La situazione di povertà e la mancanza di servizi diffusi nel territorio non permette di più.

In primo luogo sto cercando di migliorare la situazione generale della vita quotidiana, ad esempio rispetto alla qualità dell’acqua e del cibo, e garantire gli spostamenti attraverso le sedie a rotelle ed altri sussidi.

Il pomeriggio, quando tutti sono a casa, organizzo delle attività ludiche e ricreative con loro, soprattutto all’esterno, nel giardino del Centro di formazione, dove solitamente vengono anche altri bambini del quartiere a giocare.

La sfida è quella che anche i bambini e ragazzi disabili possano giocare insieme agli altri coetanei. Ed in questi mesi i risultati stanno cominciando a vedersi. Pensate che il primo giorno che ho portato fuori un ragazzo, seduto nella sedia a rotelle, c’è stato un fuggi – fuggi generale! Complice il tempo delle piogge per cui gli spazi erano ristretti ed avremmo dovuto condividere lo spazio di un porticato.

Ora invece la situazione è cambiata. I bambini giocano divertendosi negli stessi spazi ed a volte insieme, dunque tenendo il ritmo dei più svantaggiati.

Attraverso la dimensione dell’amicizia i bambini disabili vengono stimolati a dei piccoli ma costanti progressi. Questo è per me già un bel risultato, pur consapevole che ci sono tanti passi nel percorso di integrazione integrale, che riguarda il loro presente e futuro.

Vi saluto e vi ringrazio. La mia presenza a Mbeya è segno anche della vostra attenzione e cura per questi bambini e ragazzi, amati e preziosi agli occhi di Dio.

Giada Melis

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Raccolta solidale per un mulino in Tanzania

Recentemente , in occasione dello scorso Natale ,  la Comunità di S.Michele di Cagliari ci ha coinvolto in una splendida iniziativa di solidarietà alla quale, molti dei nostri soci hanno fornito un contributo personale.

Altre iniziative sono in fase di realizzazione e , sicuramente , Il Villaggio non farà mancare il suo apporto.

Di seguito la bella lettera di ringraziamento ad attestazione dei primi preziosi risultati ottenuti :

Carissimi P. Enrico, Mondo, Rita, amici del Villaggio e tutti, ecco le foto inviatemi da suor Epifania, la responsabile della Casa Bez Mamy di Mahango.

Finalmente le macchine per macinare mais e grano, comprate grazie alla raccolta solidale dello scorso natale “Tu sei prezioso ai miei occhi” sono funzionanti!
A gestire e custodire il macchinario saranno alcuni dei ragazzi più grandi accolti. Un microprogetto che va dunque a beneficio dei trenta bambini e ragazzi, ed anche dell’intero villaggio. Nella foto infatti si vedono le donne del villaggio che portano i loro cereali per la macina, mentre prima era necessario fare alcuni chilometri a piedi per raggiungere il villaggio più vicino. Grazie per la vostra generosità ed uniti nella preghiera, dato che i bambini e ragazzi ogni giorno ringraziano Dio per i “benefattori”.

Un abbraccio Giada