L’arrivo del primo volontario a Mbeya in Tanzania

Vi saluto dalla missione di Mbeya, caratterizzata in questo mese dal tempo delle piogge, che cadono con abbondanza di notte e di giorno. Gli abitanti di questa grande città, nella maggioranza dei casi coltivano la terra negli orti vicini alle proprie abitazioni e nei campi. Le piante che crescono, in particolare quelle di Mais, uno degli alimenti base dell’alimentazione, modificano velocemente il panorama. Ad esempio nel quartiere di Ituha, nella parrocchia di Shewa, dove vivo, le piante di mais sono alte, anche due metri e più, e si intravvedono le pannocchie che stanno maturando.

I bambini del centro Allamano stanno bene. Alcuni di loro frequentano la scuola, il nuovo anno scolastico è iniziato lo scorso mese. Solo uno di loro frequenta la classe coerente con la sua età, mentre altri due, a causa della disabilità, frequentano sempre la prima classe. La socializzazione e l’amicizia tra compagni è evidente dalla solidarietà, ad esempio se un bambino manca per qualche giorno, i suoi compagni, probabilmente sollecitati dalla maestra, gli portano gli appunti ed i compiti.

L’arrivo del primo volontario nella missione di Mbeya è stato l’evento principale di questo mese ed una “benedizione di Dio”, “baraka ya Mungu”, come dicono qui!

Si tratta del primo dottore volontario dopo l’appello che avevo lanciato nella newsletter dell’ottobre 2022, sulla necessità di collaborare per migliorare la situazione sanitaria. Un appello ricevuto a mia volta dall’Arcivescovo di Mbeya, Mons. Gervas Nyaisonga, che mi ha fatto conoscere l’ospedale diocesano di Mwambani, ed ha desiderato si stringano rapporti di “amicizia tra dottori” tanzaniani ed italiani. Un desiderio accolto e condiviso dall’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi.

Dottor Giuseppe Pisano, medico chirurgo in pensione ed ex insegnante di chirurgia nell’università di Cagliari, ha risposto all’appello, ricevuto grazie alla rete dei PostEvo, cioè dei gruppi legati all’esperienza degli esercizi spirituali nel tempo ordinario, facenti riferimento alla Comunità dei Gesuiti a Cagliari.

La sua presenza è stata attesa e valorizzata nel villaggio e nell’ospedale di Mwambani: era stato infatti preparato un volantino da parte dell’amministrazione dell’ospedale che informava le persone che sarebbe arrivato un medico specialista dall’Italia.

Ho scelto di accompagnarlo nella prima settimana di servizio, per facilitare il suo inserimento. Ho toccato con mano la stima e la gratitudine che ha subito ricevuto. Così come la difficoltà iniziale legata ad un approccio medico-sanitario africano essenziale ed alla mancanza di strumenti per la diagnosi.

La sfida è stata affrontata nel migliore dei modi, grazie alla motivazione ed all’impegno che sono state le premesse del “viaggio missionario”; l’esperienza pluriennale nell’ambito sanitario; la collaborazione con il direttore sanitario dell’ospedale e con il personale locale; la comunicazione con altri medici specialisti italiani da remoto.

Già alla conclusione della prima settimana erano stati visitati, nell’ambulatorio, più di cinquanta pazienti: neonati e bambini, ragazzi e ragazze, donne e uomini, anziani. Mostravano e raccontavano dolori e sintomi molto differenti tra loro. Anche il lavoro in sala operatoria era variegato: parti cesarei, operazioni all’addome, operazioni ortopediche, emergenze.

Dato che i bisogni sanitari sono tanti, in termini di priorità e gradualità, abbiamo focalizzato l’attenzione sul reparto della maternità. Ogni giorno ci sono circa dieci parti naturali ed uno o due parti cesarei. Abbiamo saputo che nell’anno 2022 appena trascorso sono morte sei donne durante o subito dopo il parto. Il motivo principale è la lunga distanza che le donne partorienti hanno dovuto affrontare per raggiungere l’ospedale, con mezzi inadeguati come motorini o pullmini sovraffollati. Alla base c’è probabilmente anche un sistema di accompagnamento e monitoraggio del periodo della gravidanza poco preciso e condotto con mezzi appena sufficienti. Inoltre in un anno muoiono circa dodici bambini, nelle prime ore di vita, per complicanze dovute al parto.

Dottor Giuseppe Pisano ha preparato delle lezioni sul tema delle complicanze da parto, sia per il personale medico ed infermieristico, sia per gli infermieri che studiano nel college vicino all’ospedale, gestito dalle suore di Maria Regina degli Apostoli di Mbeya.

Nel proseguo della progettualità sanitaria nella missione di Mbeya stiamo dunque ipotizzando un supporto di tipo didattico da remoto e, come avevo già scritto, l’acquisto di una macchina incubatrice, dopo che risolveremo il problema energetico per la sua alimentazione, con un impianto solare.

Ringrazio ciascuno di voi per l’attenzione con la quale accompagnate la missione diocesana di Mbeya. La vostra amicizia, la vostra preghiera, il vostro sostegno la rendono anche la “vostra” missione!

E vi auguro una buona quaresima, cioè un buon cammino spirituale verso la Pasqua! Un caro saluto!

Giada Melis

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