Projeto Esporte e Educaçao para a Vida
Associazione Piccola Fraternitá di Salvador Bahia
Progetto PEEV (Projeto Esporte e Educação para a Vida”) “Sport come Educazione per la Vita”
La Piccola Fraternità è una Associazione senza fine di lucro, nata a partire da un lavoro di strada. L’ obiettivo iniziale della Associazione era quello di offrire ai bambini, adolescenti, giovani e loro famiglie, di uno dei quartiere più violenti di Salvador di Bahia, un posto che permettesse di aiutarli nella educazione integrale, offrendo pasti base ed accoglienza, per allontanarli dalla strada.
Nata, come Associazione nel 1994, la Piccola Fraternità ha svolto i suoi lavori in questa comunità fino a marzo del 2008 nel quartiere degradato da povertà e violenza dell’Arrojo. Durante questo periodo fu possibile percepire l‘urgenza di contribuire più concretamente per aiutare alcuni adolescenti e giovani ad uscire del circolo di violenza per potere trovare il loro posto nella società. Per questo crediamo sia necessario riscattare l‘auto-stima perché essi si sentano degni di partecipare alla società ed esercitare la loro cittadinanza.
Abbiamo percepito in questi anni che esistono dei veri e propri ghetti sociali dove ci sono adolescenti e giovani non socializzati (o quelli che crediamo siano non socializzabili). Se questi non saranno riscattati, mai riusciranno ad ascendere al novello di dignità umana. Fu a partire da questa consapevolezza che nel 2003 naque il primo progetto della Associazione Piccola Fraternità, il Progetto Piccolo Ponte (Pequena Ponte). L’obiettivo principale del progetto era offrire ai giovani più vulnerabili (quelli che chiamammo “in rischio sociale”) che accompagnavamo all’ interno della Piccola Fraternità, un luogo, degno e accogliente, che servisse da riflessione, permettendo a questi giovani di “toccare il loro futuro”, facendo in modo che scoprissero un cammino alternativo, al di la della strada che stavano percorrendo. Pretendevamo che questi giovani, almeno potessero sognare un futuro migliore. Per questo volevamo e vogliamo essere un “PONTE” tra i giovani , che vivono “ai margini della umanità”, e l’ambiente sociale ed economico.
Iniziammo i nostri lavori nel Piccolo Ponte offrendo una specie di “laborterapia” con allevamento di polli ed educazione ambientale. E questo è ancora uno dei pilastri del nostro progetto. I ragazzi venivano la mattina e andavano via di sera. Già all ‘inizio del secondo anno la necessità di proteggere alcuni giovani che rischiavano la morte per la violenza, ci ha portato ad accogliere permanentemente alcune di questi ragazzi. Nel 2004, incominciammo ad offrire l’opportunità di praticare uno sport (Jiu-Jitsu), come forma di lavoro per accrescere l’ auto-stima e per conoscere i propri limiti.
Fu possibile con questo lavoro educativo, a partire dallo sport, verificare la crescita di questi giovani in tutti i sensi. La pratica di questa modalità sportiva ha permesso di elevare la auto-stima di queste persone, ed é stato visibile il cambiamento. Questo risultato ci ha spinto a cercare aiuto nella Federazione Bahiana di Jui-Jitsu e in altre palestre che praticano questa disciplina sportiva.
Oggi il Piccolo Ponte è anche un luogo di incontro su questo sport, ufficialmente riconosciuto dalla Federazione Bahiana di Jiu-Jitsu ed ha l’accreditamento ufficiale dell‘equipe Gracie Barra (potete vedere nel link: http://www.graciebarra-ba.com.br)
A partire da questa esperienza é nato in noi il desiderio di allargare un po’ l’iniziativa per potere seguire un numero maggiore di adolescenti e giovani che si trovano in situazione di vulnerabilità sociale e che vivono intorno al Piccolo Ponte.
Vorremmo ampliare queste azioni e fare in modo che questa esperienza serva di modello alternativo per il riscatto di queste persone. Per questo abbiamo necessità di persone sensibili e solidali che possano essere nostri partner in questa iniziativa.
Abbiamo scritto un progetto che chiamammo PEEV – (“Projeto Esporte e Educação para a Vida”) Progetto Sport ed Educazione per la Vita.
Questo progetto prevede di toccare diverse azioni che accompagnano integralmente adolescenti e giovani tra 12-24 anni (età più vulnerabile alle diverse forma di violenza), tramite un’iniziativa integrata con la comunità dove vivono queste persone e in partneriato con altre instituzioni, tenendo come punto di partenza la pratica dello sporto e l’educazione e, come meta finale, l’ inserimento di questi giovani nel mondo lavorativo.
Il PEEV è un progetto costituito di diversi piccoli progetti, dove il punto di partenza é il Piccolo Ponte che servirà da formazione, stimolo, cambio di idee, riflessione, recupero, formazione di educatori, incentivo di pratica umanitaria e solidaristica di persone che vogliono contribuire (volontariato). Il Piccolo Ponte vuol servire da legame tra le iniziative che già esistono (sia quelle governative che le ONG) e gli adolescenti ed i giovani che non riescono da soli ad arrivare ad avere un ruolo sociale positivo.
Sono questi i nostri obiettivi:
1)Creare una struttura con la finalità di offrire agli adolescenti e giovani, in situazione di rischio sociale, l’ opportunità di riscattare la loro auto stima, per elevarsi al livello di dignità umana.
2) Realizzare un spazio (palestra) dove potremo offrire attività sportive, culturali ed educative.
3) Fare parteneriato con la scuola locale, per il reinserimento di questi giovani.
4) Contribuire alla qualificazione e stimolo dei professori che operano in queste scuole, per fa crescere la loro sensibilità facendo in modo che possano meglio seguire queste fascie sociali.
5) Fare parteneriato con l’Università di Salvador Bahia per poter ricevere studenti nel Piccolo Ponte con periodi di tirocinio, con l’obiettivo di contribuire all’educazione umanistica di questi studenti e stimolare i nostri giovani ad andare avanti con gli studi.
6) Realizzare parteneriato con datori di lavoro e con il mondo imprenditoriale, perché possono offrire formazione e qualificazione professionale ai giovani del PEEV, per aumentare la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.
7) Educare all’imprenditorialità, a partire della creazione di nuclei omogenei secondo le abilità dei giovani e l’età per avviarli al lavoro ed alla creazione d’impresa.
Per incominciare di che cosa abbiamo necessita?
1) Costruire un Ginnasio sportivo (palestra) dentro al Piccolo Ponte, dove potranno essere sviluppati diverse discipline sportive (Jiu-Jitsu; Judo; capoeira, foutball, pallavolo; basket… etc)
2) Costruire un spazio residenziale per alloggiare giovani che necessitano di accoglienza permanente.
3) Sistemazione dello spazio della biblioteca
4) Materiale sportivi delle diverse discipline
5) Supporto per l’alimentazione e il trasporto dei giovani
Poiché sappiamo della situazione economica e finanziaria che si vive in tutto il mondo, pensiamo che per realizzare tutto il progetto dobbiamo sensibilizzare diversi gruppi di persone che lo possano supportare. Ci vorrà necessariamente gradualità. L’ordine di priorità é la costruzione dello spazio sportivo (palestra coperta) e l’aquisto delle attrezzature ad esso necessarie. Infatti la palestra coperta darà continuità, professionalità, sicurezza e maggiore serenità al nostro lavoro.
In questo quadro il ruolo che può avere l’Associazione Il Villaggio dipende prima di tutto da voi; un’ipotesi potrà essere fatta insieme nell’incontro che potremo realizzare in Brasile nel vostro prossimo soggiorno a dicembre. Poi la discuterete e prenderete le vostre decisioni. Ci piacerebbe che ci aiutaste nella costruzione della palestra che cercheremo di realizzare con le maggiori economie possibili. Ci piacerebbe che si creasse un collegamento stabile ed uno scambio continuo tra la nostra Piccola Fraternità, i giovani che la frequentano e la vostra Associazione ed i vostri giovani, anche ospitandoci reciprocamente. I nostri migliori ragazzi (cioè i più preparati tecnicamente) potrebbero anche venire in Europa per far conoscere questa nuova pratica sportiva (Jiu-Jitsu) e per conoscere gruppi di volontariato e la società europea.
Pensate solo alla crescita di autostima e personalità, per ragazzi che non hanno avuto alcuna dignità sociale e che vedono la possibilità di far conoscere le loro capacità tecniche e sportive, oltre che umane, anche fuori del luogo dove hanno acquisito queste capacità. E comunque lontano dalla strada dalla quale sono stati portati via.
Per la Piccola Fraternità di Salvador Bahia
Rita Maria Alves
(scritto a novembre 2009, prima del viaggio che ha portato gli amici de IL VILLAGGIO a Salvador Bahia).


